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Un contributo all'Allevologia

Sull'Acaro Ascolano, ormai, esiste fior di letteratura meritevole online, tutta tesa a smontarne la portata socioculturale e semmai ad analizzarne quella fenomenica. Faccio un breve riepilogo dei primi che mi vengono in mente:
- Betty Moore analizza brillantemente la farlocchitudine estrema del personaggio e la sua psicologia di sfigato inside ([1], [2], [3]);
- Freddy Nietsche fa qualcosa di simile;
- Il Brvllo ci spiega perché e percome la sua recente investitura pubblica, cioè suonare in senato, sia una cosa abominevole e dannosa;
- I Nasoni ci illustrano l'esatta natura e la scena d'appartenenza dello squallido figuro con un fumetto strepitoso;
- Valvola Mitrale lo piglia per il culo a ufo con immagini spettacolo.
Capirete bene che, con questa copiosa messe di contributi, è difficile dire ancora qualcosa di non ridondante nè superfluo. Siccome però ho detto che qualcosa l'avrei detto, eccomi qui che via il dente via il dolore. Ebbene, c'é un punto della fenomenologia alleviana che non è stato ancora preso molto in esame: e cioè che l'Acaro punta sempre il dito contro la musica del '900 astrusa e incomprensibile cui lui si opporrebbe scatenando un nuovo rinascimento fatto di musica comprensibile a tutti ma geniale, la genialità della semplicità che tocca i cuori e sbroc sbroc sbroc. Questo cretinissimo ritornello, ripetuto dall'Acaro ogni tre per due, ha funzionato davvero bene, visto che un sacco di gente ci crede, e per tre diversi motivi.
Il primo è il tipo di educazione che si riceve in Italia, musicale in particolare. Non siamo ancora usciti dall'800, purtroppo. La musica o è merda popolana o è aurea mvsica classyca. La seconda è fatta di ponderose opere di genio cui è possibile avvicinarsi solo dopo anni di apprendistato in ginocchio sui ceci con le ceneri in testa, senza proferire verbo, sempre a capo chino in muta contemplazione. Timore reverenziale e consapevolezza che non ci potrà esser nulla di pari, zitti e mosca. In maniera esplicita o implicita, è un pensiero tanto antiquato e putrido quanto diffuso.
Il secondo discende direttamente dal primo: se per qualsiasi cosa con due archi e mezzo pianoforte scatta un sacro timore reverenziale non sono degno non sono degno siamo cacchette (v. "Fusi di Testa"), quando uno si ritrova ad apprezzare senza sforzo musica per il piano si sente quasi elevare ad un livello superiore - finalmente quella roba la capisco anch'io! E' il pianoforte che legittima o meno. Del resto lo si capisce dal fatto che opere di Zappa come "The Grand Wazoo" o "Burnt Weeny Sandwich", di grandissima complessità sonora e strutturale, vengono declassate ad un livello inferiore perché utilizzano strumenti rock e quindi non avrebbero sufficiente purezza nè conformità al canone dell'eufonia europea (con cui non hanno niente a che spartire).
Il terzo è l'arbitraria riduzione a trito luogo comune della musica classica del '900, la "musica colta" di oggi, contemporanea se preferite. Il luogo comune è che sia tutto un casino incomprensibile fatto di suoni insensati accatastati a cazzo con spocchia e presunzione. Cioè, secondo la vulgata propagandata dall'Acaro, nel '900 ci sono solo ed esclusivamente dodecafonia, serialismo, musica aleatoria, e basta, questa roba astrusa e merdosa così lontana dall'uomo della strada, poveraccio, che per forza si rifugia in Britney Spears, ma poi ci penso io Allevi a salvarlo con la mia Nuova Mvsica Classyca Contemporanea. Mi dispiace, Acaro, non funziona così.
La vera verità

Proprio sul terzo punto voglio insistere. Limitando lo sguardo all'ambito della "musica colta", appare evidente la malafede dell'Acaro: se è vero che si è diplomato in conservatorio, allora conoscerà di sicuro compositori del '900 come Stravinskij, Gershwin, Copland etc. che hanno composto grande musica colta perfettamente ascoltabile anche dai non iniziati. Certo, ci vuole la volontà, ok, ma questo è scontato. Ora diamo l'ultima spallata all'Acaro e alla sua rivoltante contraffazione musicata indicando alcuni compositori del secolo appena trascorso che potete facilmente reperire, ascoltare, apprezzare, per comprendere la differenza fra uno sgommotrone velleitario per velleitari e dei musicisti. Per inciso, Ludovico Einaudi viene spesso avvicinato all'Acaro, e a ragione: è un cialtrone pure lui.
Igor Stravinskij: il grande musicista russo è uno degli emblemi della musica novecentesca. I balletti "Petrouschka", "L'Uccello di Fuoco", il detonante e dionisiaco "La Sagra della Primavera" (una delle composizioni più rappresentative del secolo appena trascorso), le rielaborazioni jazzistiche di "Ragtime", "Ebony Concerto", "Storia di un Soldato", la suite "Pulcinella". Arrivò ad utilizzare i principi della dodecafonia quando ormai non erano più una novità, con risultati parecchio originali, come i "Movimenti" per piano e orchestra. Ai fini del post, però, sono più adatte tutte le cose citate prima.
Aaron Copland: uno dei padri della musica contemporanea americana, Copland è famoso da un lato per l'austera musica composta come commentario alle fatiche del New Deal (vedi le Variazioni per Piano), dall'altro per lo stile vivace, pungente, brioso, intriso di folk americano, che caratterizza le sue suite e i suoi balletti. "Rodeo", "Billy The Kid", "Appalachian Spring", "El Salon Mexico", "The Red Pony", la splendida terza sinfonia (che comprende la famosissima "Fanfare For The Common Man") riflettono la volontà di Copland di creare una musica che fosse autenticamente nuova, americana: musica che qualsiasi americano potesse immediatamente recepire come propria senza mediazioni intellettuali e cazzemmazzi. Ci riuscì, naturalmente (sintetizzando ricerca e populismo in maniera incomprensibile per il Cacciari di turno), e solo per questo l'Acaro viene miseramente ignudato e coperto di pece & piume.
George Gershwin: la figura di Gershwin è davvero singolare, perché si tratta di uno dei casi rarissimi di artista al confine, fra la composizione "seria" e "la canzone". Gershwin scrive musica sinfonica e opere, lascia il suo marchio indelebile grazie a pagine splendide come "Rapsodia In Blue", "Un Americano a Parigi", il concerto per piano, "Porgy And Bess" (l'unica opera che mi piace), e contemporaneamente scrisse canzoni come "The Man I Love", "I Got Rhythm", "Embracable You" etc. che lo spararono dritto nel G.A.S., di fatto conferendogli una doppia cittadinanza. Gershwin, con la sua straordinaria opera di sintesi e riinvenzione, influenzerà in maniera pesante ed ecumenica la musica "popolare" e "colta" a seguire. L'Acaro Ascolano prenda nota.
Leonard Bernstein: allievo, fra gli altri, del summenzionato Copland, il grande e famosissimo direttore d'orchestra fu anche un compositore strepitoso le cui opere sono oggetto di continuo studio e riscoperta (più che altro da noi provincialoni). La colonna sonora di "Fronte del Porto", le tre sinfonie (la mia preferita è la "Age Of Anxiety", la seconda), le opere "Candide" e "Trouble In Tahiti" (divertentissime e vivaci), il balletto "Fancy Free", i Preludi, Fughe e Riff per orchestra e complesso jazz ci danno l'esatta statura di questo straordinario artista. Ci sono anche "West Side Story" e "On The Town", appartenenti alla vituperata (più che altro da noi provincialoni) categoria del musical, naturalmente. E il primo è un assoluto capolavoro.
Maurice Ravel: ultimo impressionista, primo moderno (mi garba buttarla così, toh), Ravel rinnovò non poco il parco coloristico e strumentistico (quasi di conseguenza) dell'orchestra. Amante del jazz e delle musiche del nuovo mondo, fu felice di lasciarsi influenzare da queste ultime. Il celeberrimo "Bolero", i preludi per piano, il quartetto d'archi, il concerto per mano sinistra (del piano) e orchestra, La Valse per es. sono tutti pezzi di musica contemporanea spettacolo bombabbestia che chiunque può prendere e apprezzare alla faccia dell'Acaro.
In conclusione?
In conclusione, l'Acaro è un musicista di merda che sfrutta abilmente alcuni luoghi comuni e una generica ignoranza (o disinteresse) della gente per spacciarsi per quel che non è - un musicista innovativo ma orecchiabile che recupera "un'inedita sensibilità europea". A parte che come si fa a recuperare qualcosa di inedito, l'Acaro può solo stare zitto. Se qualcuno volesse avvicinarsi alla musica "colta" del '900, ho fatto qualche nome e qualche titolo pescando fra quel che mi piace e che si trova con estrema facilità in ogni negozio mediamente fornito, anche in pregevoli edizioni Naxos a prezzi stracciati. E non ho parlato di Mark-Anthony Turnage, quarantenne bravissimo compositore inglese, solo perché ora non ho più voglia.
Spero di aver fatto qualcosa di costrvttivo e di aver contribuito in qualche modo allo stracciamento dell'Acaro.
